Il vigneto della metropoli
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| Un vino per ogni occasione | |
| Il San Colombano al Lambro Rosso DOC può essere prodotto per essere consumato giovane, nel qual caso riporterà caratteristiche di freschezza e di vinosità, tannincità più o meno spiccata, con sentori fruttati di marasca, di mora, e floreali di violetta e rosa canina. Lo si abbinerà a piatti semplici della cucina tradizionale, antipasti di salumi misti, cotechino con le lenticchie, risotto con le rane, risotto alla milanese. Se riserva, si presenterà invece più austero, strutturato con note speziate, e potrà così accompagnare piatti più impegantivi come l’ossobuco alla milanese, ravioli al ragù di anatra, carni di selvaggina da pelo cotte in intingolo. |
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Oggi si assiste ad un progressivo abbandono delle zone viticole meno vocate, per indirizzarsi verso una coltivazione meno intensiva e maggiormente orientata alla qualità, così come richiede il mercato dei vini a denominazione di origine. Le rese per ettaro sono diminuite e le numerose piccole aziende a vocazione famigliare, spesso composte da produttori part-time, si stanno ritrovando inserite, volenti o nolenti, in un percorso di rivalutazione della vitivinicoltura locale che le vedrà sempre più impegnate in un processo di collaborazione con aziende più grandi, attrezzate per la trasformazione delle uve e per la commercializzazione dei prodotti finiti, nell’ambito di un’ottica comune di valorizzazione, crescita e maggiore competitività del patrimonio viticolo ed enologico del luogo, di rafforzamento del legame tra prodotto e tradizione, della qualità e della tipicità dei vini.
| La "Bassa" e i suoi prodotti tipici | |
| La "Bassa Padana" - così è indicata la Pianura Padana a sud delle risorgive, o fontanili, dove le acque di falda affiorano e danno origine ad una rete irrigua che si diffonde in tutta la pianura - risulta ancora oggi essere territorio assai ricco e fertile, in grado di offrire prodotti tipici dal gusto antico. Tra i formaggi, oltre alle D.O.P. di più ampio respiro come il Grana Padano, il Provolone Valpadana, il Taleggio, il Quartirolo Lombardo ed il Gorgonzola, come non provare il raro Granone Lodigiano, con la sua crosta scura ed il suo lungo invecchiamento (fino a 4 anni), oppure il Mascarpone, tipico delle zone di Lodi ed Abbiategrasso, freschissimo e dolce latticino ottenuto esclusivamente dalla crema di latte vaccino. E ancora, il Pannerone, formaggio a pasta molle di breve stagionatura, privo di salatura, tipico del lodigiano e del basso milanese. Continuando quindi con il salame Milano, insaccato di grosse dimensioni a impasto misto, grana fine, aromatizzato con spezie, vino bianco e aglio, originario di San Colombano e di Codogno. Se si passa da Belgioioso, non ci si può dimenticare di acquistare i tipici amaretti, così come non si può non assaggiare una fetta di tortionata, la torta di Lodi con le mandorle, o la focaccia unta, chiamata Chissöla oonta dai "vecchi" del luogo. Chiudono il quadro le colture tipiche: i cereali, il riso con le sue specie più pregiate tra cui l’Arborio, il Volano, il Vialone Nano, il Roma, il Baldo, il Carnaroli ed il Sant’Andrea, e la frutta, in particolare ciliegie e ... si, anche i fichi. |
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Attualmente, più del 50% dell’uva viene destinato alla produzione di vini DOC ed IGT, per un totale di circa 25 quintali di uva prodotta mediamente ogni anno. Infatti, oltre alla DOC San Colombano al Lambro, è stata riconosciuta, nel 1995, la Indicazione Geografica Tipica Collina del Milanese che non rappresenta tanto, come accade in molte altre zone d’Italia, una denominazione di "ricaduta", bensì si pone come obiettivo principale la valorizzazione dei vini monovitigno – ad indicazione varietale – e degli spumanti, siano essi metodo classico che charmat, in aggiunta ad altre tipologie di vino quali, ad esempio, alcuni interessanti passiti dolci prodotti con uve Malvasia. Nel 1987 è stato istituito il Consorzio Volontario di Tutela Vini DOC San Colombano al Lambro, che ha sede presso il Castello Belgioioso di San Colombano, la cui opera primaria è rivolta alla tutela, difesa e valorizzazione della DOC e della IGT, compiendo attività promozionali e di controllo sui vini dei produttori associati, sia di carattere amministrativo che chimico-organolettico.
Dopo l’esame chimico ed organolettico da parte della commissione di degustazione istituita dalla camera di commercio, previsto per tutti i vini iscritti alla DOC San Colombano, i produttori associati al consorzio possono infatti richiedere il marchio di tutela sui propri vini, raffigurante l’effige stilizzata del Santo Colombano con il grappolo d’uva, sottoponendo i propri vini ad un ulteriore esame da parte della commissione di degustazione nominata dal consorzio stesso: un marchio che si propone quindi di essere sinonimo di qualità, a garanzia della genuinità e della tipicità dei vini di un territorio che, anche se ancora poco conosciuto, è divenuto oramai simbolo indiscusso della volontà di una antica civiltà rurale seriamente intenzionata a ritrovare una propria identità vinicola, uscendo dalla ingombrante ombra egemonica della vicina e assai più produttiva DOC Oltrepò Pavese con cui condivide, peraltro, buona parte del patrimonio ampelografico.
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Ma questi luoghi hanno radici storico-culturali profonde e derivano da civiltà contadine millenarie, che producono vino dai tempi in cui gli stessi nomi delle uve sembravano essere nati dall’ amore per la terra e dal sudore degli agricoltori locali: la Moradella, la Balsamica, la Moscatella, la Verdea, vitigni pre-fillosserici oramai abbandonati, o quasi, per fare posto ai nuovi impianti di vitigni più moderni e remunerativi, come il Riesling Italico, il Riesling Renano, il Pinot Bianco, lo Chardonnay, il Pinot Nero, Il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc, il Merlot.
