'Sideways' all'italiana 2006 – Tredicesimo giorno
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Ci dirigiamo verso 'La Cinta', la lunga striscia di sabbia bianca che è la spiaggia di San Teodoro. Però fa piuttosto freddo e tira vento, infatti in spiaggia ci sono solo persone in muta che fanno windsurf, altri che preparano le loro attrezzature per unirsi a chi è già in acqua e curiosi che assistono con addosso giubbotti pesanti e giacche a vento.
Ce ne andiamo un po' più a nord, alla spiaggia 'Lu Impostu', un'altra lingua di sabbia bianca che si estende attorno ad una baietta tranquilla che offre angoli protetti da maestose rocce a ridosso della riva. Dopo un po' di bagno di sole e lettura, le folate di vento che sollevano i nostri teli da spiaggia si fanno sempre più frequenti, quindi ci rivestiamo e gustiamo parte del nostro picnic seduti su di un muretto a secco di fronte alla baia.
Ci rimettiamo in auto e ci dirigiamo verso Berchidda per andare a visitare il Museo de su Ino (Museo del Vino in dialetto sardo). Dato che arriviamo con un 'ora d'anticipo sull'orario d'apertura pomeridiano dei fine settimana (dalle 16 alle 20), finiamo il nostro picnic seduti su un muretto sovrastante la vallata poi andiamo alla ricerca di nuraghi, le massicce torri a tronco conico lasciate da una misteriosa civilizzazione in gran numero su tutta l'isola. Simili esempi architettonici si trovano raramente in Scozia ed in Medio Oriente. Ricerche in corso stanno considerando la possibilità che la Sardegna sia quanto rimane della mitica Atlantide.
Il primo nuraghe al quale arriviamo si chiama Birghedu. Sorge su di una collina in mezzo ad un campo d'erba e margherite usato come pascolo da mandrie di mucche e greggi di pecore e pare essere abitato da una comunità di corvi. Nonostante non ci sia nessuna segnaletica evidente, notiamo un gruppo di 4 persone che sta dirigendosi verso la costruzione, quindi parcheggiamo la nostra Toyota Yaris dietro la Fiat Punto che appartiene ovviamente ai quattro che ci stanno precedendo nella visita alla massiccia torre primitiva.
Il secondo nuraghe che troviamo è nel paesino di San Lorenzo, nel cortile di appartamenti popolari di costruzione abbastanza recente
Il Museo del Vino, quando finalmente torniamo sui nostri passi, risulta essere interessante e consiste di tre sezioni distinte.
- Il Museo vero e proprio, dove sono esposti attrezzi per la produzione del vino che vanno dai tempi pre-romanici fino ad un passato molto più recente. È disponibile una presentazione multimediale e vari pannelli che descrivono la storia enologica della Sardegna dai fenici in poi e fotografie che raccontano momenti della vita contadina sarda.
- L'Enoteca Regionale, dove si possono degustare vini prodotti sull'isola, il tutto incluso nei 3 euro a testa pagati per entrare. È inoltre possibile acquistare bottiglie di vino, olio extra vergine d'oliva e Mirto, il liquore tipico locale fatto con mirtilli selvatici.
- Sale per Conferenze e Convegni, dove durante tutto l'anno vengono ospitati eventi enologici, mostre d'arte e conferenze.
Degustiamo un Vermentino di un produttore che non conosciamo e un Carignano del Sulcis, un vino prodotto con un antico vitigno portato dagli spagnoli quando invasero l'isola secoli orsono e che oggi viene coltivato principalmente al sud, nella regione del Sulcis, dalla quale prende appunto il nome.
Acquistiamo una bottiglia di Carignano imbottigliato dalla cantina Sardus Pater per l'Azienda Agricola 'Il Vigneto' di Sant'Antioco. Il vino si chiama Sulky, dal nome della città sarda più antica fondata dai Fenici circa 3.000 anni fa (come attesta la contro etichetta). Sull'etichetta frontale il nome è ripetuto in in geroglifici fenici dorati su sfondo nero.
Chiudiamo la giornata con una gustosa cena a base di pesce al Ristorante Il Pescatore, sulla piazzetta che si affaccia direttamente sul porticciolo di Porto Ottiolu.
La bruschetta omaggio viene servita con un piccolo bicchiere di Prosecco. Con la cena a base di insalata mista di verdure, tagliatelle all'aragosta e San Pietro al forno, beviamo Lughente della Cantina di Giogantinu. Come dolce ordiniamo seadas, un involto di pasta fritta imbottito di formaggio e miele accompagnato dall'immancabile Mirto rosso.
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