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Vinitaly US Tour: Nuove tendenze di consumo del mercato statunitense
La Redazione - 30 Ottobre 2004

Dall'iniziativa di Veronafiere arrivano indicazioni per nuove strategie di marcato.

Vinitaly US Tour

Aumentano negli Stati Uniti gli acquisti di vini che costano fino a 25 dollari la bottiglia, ma anche di diverse tipologie di prodotto. Segno che i consumatori d'oltreoceano sono più informati e più curiosi di quanto lo fossero in passato e, nello stesso tempo, più attenti a quanto e come spendono.

  Vinitaly US Tour San Francisco 2004
  Vinitaly US Tour San Francisco 2004
  Vinitaly US Tour San Francisco 2004
  Vinitaly US Tour San Francisco 2004
  Some moments of the Vinitaly U S Tour
Palace Hotel, San Francisco (CA)

Photographs courtesy: Giancarlo Voglino
I.E.M. - International Exhibition Management S.r.l.
Via Saval, 21/C, 37124 Verona, Italy
Tel. +39 045 8303264
Fax. +39 045 8303296
   

Cambia il modo di bere vino negli Usa. Non esistono più i vini di culto e cresce la voglia di sperimentare nuovi sapori ed etichette anche sconosciute, purché vendute ad un prezzo ritenuto adeguato. Aumentano così nell'alta ristorazione americana i consumi nella categoria dei prodotti con prezzi fino a 25 dollari.

Questa la nuova tendenza americana, che emerge dall'indagine annuale di Wine & Spirits Magazine condotta su 2.200 ristoranti di lusso. Questi dati hanno fornito termini di confronto per i alcune tra le più importanti aziende enologiche italiane ospitate da Vinitaly US Tour, l'iniziativa promozionale di Veronafiere partita il 26 da Miami, in Florida e conclusasi il 28 ottobre a San Francisco, in California. Scopo della manifestazione è far conoscere il vino italiano di qualità negli Stati Uniti attraverso seminari tecnici, scambi informativi fra aziende e degustazioni proposte ad importatori, rivenditori, ristoratori, giornalisti della stampa specializzata e opinion leader.

Con 240 milioni di persone che ancora non bevono vino, il mercato, quello Usa è ricco di potenzialità e i produttori italiani hanno visto il proprio export globale salire a 400 milioni di euro nei primi sei mesi del 2004, superando la Francia anche in termini di valore.

Secondo la ricerca, nell'alta ristorazione la richiesta di vini italiani ha raggiunto nel 2003 il 15,5 percento del totale, mentre la domanda di vini francesi è calata al 14,1 percento.

A conferma del nuovo orientamento dei consumatori, la crescente domanda di vini italiani ha favorito vini come il Pinot Grigio e i vini rossi del centro e sud del Paese, quali Montepulciano d'Abruzzo, Nero d'Avola, Negroamaro e Primitivo, anzichè vini tradizionali come il Chianti Classico.

Il Lambrusco, che negli anni 60 dello scorso secolo ha "inondato" (e alienato) gli Stati Uniti con una versione dolciastra e slavata fatta appositamente per il mercato statunitense, sta facendosi notare di nuovo, stavolta con meritato successo, grazie a produttori che applicano moderne tecnologie di vinificazione in totale rispetto delle tradizioni ultracentenarie che hanno fatto di questo vino un campione, in una regione ben nota per la sua cucina ricca e gustosa.

In aumento pure le vendite di vini australiani e spagnoli, anche a scapito dei più popolari vini americani. I primi sono saliti del 3,7 percento, mentre la Spagna ha segnato una crescita del 3,5 percento.

La commercializzazione del vino a identificazione regionale, cioè che abbini il nome ad un territorio anzichè ad una varietà d'uva, sembra quindi essere la strategia più adatta per avvantaggiarsi della nuova tendenza del mercato americano. I produttori di vino, tra l'altro, potrebbero godere di una maggiore flessibilità qualora offrissero nuovi tagli di vini as prezzi più accessibili, anzichè offrire versioni meno care delle varietà che hanno già sul mercato a prezzi più alti.

Da non sottovalutare, infine, il fenomeno del "Two-Buck Chuck", ovvero del vino "da due dollari", inteso però come vino a basso costo e non di scarsa qualità, che identifica chiaramente la voglia di una larga fascia di consumatori americani di bere buon vino, generalmente rosso, a prezzo contenuto anche a casa propria e non solo al ristorante.

"Il mercato USA," affermano Luigi Castelletti e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Veronafiere, "offre ancora ampi margini di crescita per i prodotti made in Italy, che piacciono al consumatore americano. Servono però adeguate politiche promozionali, per raggiungere la fascia maggioritaria di popolazione che non consuma vino."

"L'esperienza acquisita del mercato americano negli anni scorsi," sottolinea Giancarlo Conta, Assessore all'Agricoltura della Regione Veneto," è estremamente favorevole e le aziende che partecipano agli incontri promossi dalla Regione hanno ottenuto guadagni obiettivi; in ogni caso, il mercato statunitense ha un estremo interesse nei prodotti italiani e la Regione Veneto può offrire prodotti di prima qualità a prezzi competitivi, nonostante il cambio sfavorevole euro-dollaro."

Le giornate statunitensi non concludono le attività promozionali internazionali del Vinitaly all'estero per quest'anno.

Infatti dal 24 al 26 Novembre si terrà il Vinitaly Cina a Shanghai. La Cina è una delle aree di mercato che stanno sperimentando una crescita economica eccezionale. VeronaFiere ritorna a Shanghai dopo avere promosso eventi simili nel 1998 e nel 2002. Altre edizioni dei Vinitaly Cina si sono svolte a Pechino nel 1999, 2000 e nel 2001.


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